Gennaio 7, 2020

Marcello Fois

“ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO”
E’ il castello vischioso del passato dal quale non si esce mai, dove si sopravvive come in un sogno ( o un incubo), oppure quello che resiste nel tempo e ci richiama a sé anche quando pensiamo di esserne usciti.

MARCELLO FOIS

Scrittore, vive a Bologna da molti anni. Laureato in Italianistica, è un autore prolifico, non solo in ambito letterario, ma anche nel campo teatrale, radiofonico e della fiction televisiva. Esordisce come romanziere nel 1992 con Picta, vincitore del Premio Italo Calvino. A questo sono seguiti numerosi altri libri (e altri premi), tra cui Nulla (1997, Premio Dessì), Sempre caro (1998, Premio Scerbanenco-Noir in festival e Premio Zerilli-Marimò, che insieme a Sangue dal cielo (1999) e a L’altro mondo (2002) compone la serie Tetralogia Antica (Bustianu Satta). Della serie Teatralogia Contemporanea, fanno invece parte: Ferro recente (1992) – Meglio morti (1993) – Dura madre (2001). Mentre la sua ultima serie dedicata alla Saga dei Chironi è composta dai romanzi: Stirpe (2009) –
Nel tempo di mezzo (2012) – Luce perfetta (2015). Il suo ultimo capolavoro letterario è Pietro e Paolo, pubblicato nel 2019 da Einaudi.


Pietro e Paolo

Una resa dei conti dove tradirsi o salvarsi può essere paradossalmente lo stesso gesto.

«Lí, distesi a terra, rivolti al cielo di una tinta indefinibile, le parti si invertivano: lí Pietro sapeva cose che Paolo ignorava. Quel tempo era stato un immenso vomere che aveva ribaltato il terreno delle loro esistenze»

«Un romanzo commovente e feroce che racconta la storia di un’amicizia e insieme una spiazzante epopea ambientata nel primo Novecento» – Robinson

«Con una lingua densa e sapida, ricca di lessico e costrutti non ordinari, che spesso sconfina nella poesia, Marcello Fois firma una piccola Iliade» – Il Fatto Quotidiano

Prima erano inseparabili: Pietro figlio dei servi, Paolo dei padroni, un’adolescenza trascorsa in comunione con la natura, nel cuore vivo di una Sardegna selvaggia. I giochi, le parole pronunciate per conoscersi o per ferire, poi Lucia, «una giovane acacia selvatica»: sono tante le vie per scoprire chi sei, chi vuoi diventare, qual è la misura esatta del tuo potere. Quando Paolo viene chiamato alle armi, per una promessa che assomiglia a un patto di sangue si arruola anche Pietro, da volontario. Il suo compito è guardare a vista l’amico fragile, sorvegliarlo, proteggerlo. Le disparità nel loro rapporto ora non è piú possibile ignorarle, s’impongono come le regole di grammatica che Paolo un tempo spiegava a Pietro: ci sono dei verbi, gli ausiliari, che permettono a tutti gli altri di spostarsi nello spazio e nel tempo. «Non lasciarmi» chiede Paolo, e Pietro forse lo tradirà o forse rispetterà la promessa, ma da quei giorni di bombe e combattimenti le loro vite, e quelle delle loro famiglie in Sardegna, cambieranno per sempre. Sino a quel mattino di gennaio in cui, ormai uomini fatti, si troveranno di nuovo uno di fronte all’altro. In una resa dei conti dove tradirsi o salvarsi può essere paradossalmente lo stesso gesto.